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Design delle community: a Lambrate si parla dell’ufficio del futuro

 

Design può voler dire tante cose: progettare come rendere più vivibile e funzionale la propria casa, progettare un servizio che cambi davvero la vita delle persone e anche progettare una community che metta insieme persone che condividono modi di pensare, di vivere o di lavorare.

E, come ogni progetto di design che si rispetti, è importante analizzare bene il contesto in cui si opera, chi sono i protagonisti, capire i loro bisogni e trovare le soluzioni più adatte. Succede – o meglio dire è successo – a Lambrate dove durante la prima edizione autunnale della Design Week si è parlato di come stia cambiando il mondo del lavoro e di come in particolare stia cambiando la concezione dell’ufficio e di quale ruolo, in tutto questo, ha, sta avendo e avrà il coworking.

A puntare l’obiettivo su “Design delle community – dall’ufficio al coworking il passo non è tanto breve”, è stato Massimo Carraro, fondatore di Rete Cowo®.

Un ufficio? No, tanti uffici… pronti sempre a cambiare

E dove un evento del genere poteva svolgersi se non nel Cowo® di Milano Lambrate? Un quartiere, quello di Lambrate, sempre aperto alle novità che nel Cowo® trova un suo spazio di diffusione di modus vivendi e operandi ma soprattutto anche di sperimentazione. Qualcosa che hanno provato direttamente anche coloro che sono intervenuti all’incontro.

Come ha detto Massimo, essere nel Cowo di Lambrate voleva dire essere allo stesso tempo: in uno spazio di coworking, nella sede principale della Rete Cowo® che annovera più di 100 coworking, ma anche nella sede di un’agenzia di comunicazione, nell’ufficio di un team di architetti o di una startup che si occupa di realtà aumentata. E tanto altro ancora a seconda delle diverse attività che svolgono i coworker e delle realtà con cui vengono a contatto.

 

E se conoscete bene lo spazio di via Ventura 3, sapete che non stiamo parlando di un edificio enorme ma di 150 metri quadrati ben organizzati e con un piano soppalcato.

Com’è possibile tutto questo? È possibile se si sradica da se stessi, o meglio si modifica, l’idea tradizionale che abbiamo dell’ufficio, con stanze predefinite e già pre-arredate, con i muri, con i piani che stanno a indicare l’avanzamento di carriera, le porte chiuse e difficilmente apribili.

Un punto di aggregazione fatto di… relazioni

Tutto quello che, insomma, ricorda quell’idea di ufficio con cui chi negli anni ’80 andava già a scuola (media o superiore) è cresciuto e che per i Millennials – ma anche per chi ha qualche anno in più ma vede le cose in maniera diversa – non esiste più. Un’idea dell’ufficio liquida che punta sulla cosa più importante nel mondo del lavoro: la relazione.

E progettare un ufficio così vuole dire assecondare ed esaltare questa idea di relazione in ogni modo possibile, disegnando piuttosto delle soluzioni che vengono incontro alle caratteristiche delle persone, alla loro voglia di innovare, ai loro modi di comunicare, di concepire scadenze, incontri, giornate di formazione ecc…

Pensateci un po’ mentre vi guardate attorno: c’è gente che lavora in metropolitana, chi al bar, chi in treno, chi seduto su una panchina di un parco, chi cambia continuamente scrivania portandosi appresso l’unico ufficio che ha: il suo lavoro.

E il lavoro non ha più un luogo ma una dimensione.

La dimensione di una community di professionisti per cui è essenziale rimodulare il lavoro secondo le proprie esigenze di volta in volta e che per farlo deve avere un ambiente che in un certo senso guidi le loro azioni, le assecondi e le esalti e non, piuttosto, che le condizioni, le blocchi, le metta dentro caselle precostituite e stereotipi che si tramandano da tempo.

Non basta dunque solo l’evoluzione tecnologica e la digital collaboration che piattaforme come Slack, Asana e Facebook Workplace assecondano, ma è importante costruire degli ambienti fisici che siano funzionali a progetti che cambiano di volta in volta gli interlocutori, che smontino e rimontino team, assemblino competenze, le prendano da altri settori, in uno scambio continuo fatto di interazioni e connessioni.

Un’esperienza che il coworking porta avanti ogni giorno.

Scarica la presentazione completa:

 

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