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Lambrate? Un quartiere dove contano le connessioni – Intervista a Mariano Pichler, presidente di Made in Lambrate

Il Fuorisalone per la nostra Lambrate è da tanti anni un appuntamento irrinunciabile che porta nel nostro quartiere gente da ogni dove, lo trasforma in uno dei luoghi prediletti non solo per il design ma anche per la sperimentazione, lo fa diventare quasi un museo a cielo aperto.

Ma come vive questa settimana che va dal 4 al 9 aprile chi a Lambrate ha lasciato il segno e continua a lasciarlo?

Chi ha cercato di contribuire a rendere Lambrate com’è adesso, ancor prima che si pensasse alla Design Week?

A queste e alle domande sotto, non poteva che rispondere Mariano Pichler, presidente dell’Associazione Made in Lambrate nata nel 2014 e soprattutto architetto e imprenditore a cui si deve una buona parte della Lambrate di oggi.

P.S.: neanche a farlo apposta, abbiamo raggiunto Mariano per l’intervista proprio mentre si trovava in via Ventura in bicicletta. Una fortunata coincidenza, non trovate?

LambrateProjects – Mariano, la tua prospettiva sul quartiere VenturaLambrate è in assoluto la più lungimirante e profonda: tu hai visto tutto questo prima che esistesse, letteralmente, quando hai iniziato a lavorare sulla riqualificazione di questi edifici, ormai 20 anni fa. Che effetto ti fa vedere ora il mondo arrivare in queste strade, nei giorni del FuoriSalone VenturaLambrate?

Mariano Pichler – Devo dire che è una realtà che si è modificata non poco: il primo impatto nel 2000 con via Ventura fu alquanto ‘complicato’: la via era occupata da macchine rubate e abbandonate, quasi fosse una sorta di deposito.

Pertanto quello che abbiamo avviato allora è stato un percorso di inserimento di una realtà in un tessuto sociale che si era disintegrato sia dal punto di vista della coesione sociale che per quanto riguardava la presenza, o meglio dire l’assenza, di molte attività industriali.

Mi riferisco alle dismissioni che si sono susseguite dagli anni ’80 fino al 2010 e che hanno coinvolto molte aziende. Se accosto le due immagini, quella della Ventura del passato e quella di adesso, devo dire che Lambrate è comunque riuscita in qualche maniera, non solo con via Ventura, ma anche con altre realtà che si sono sviluppate nel territorio a macchia d’olio, a ricrearsi negli anni una identità in cui l’elemento fondamentale è la qualità della produzione.

Negli anni ’60 c’erano le fabbriche pilastro dell’Italia come Colombo, Faema, Innocenti, adesso la produzione è essenzialmente culturale e ha un ruolo importante nella nuova economia sia a livello nazionale che internazionale”.

LambrateProjects – Ti saresti mai immaginato tutto questo?

Mariano Pichler – No, non c’era consapevolezza di un progetto di così largo respiro, si è consolidato strada facendo e determinanti sono le connessioni tra le attività che si sono insediate a Lambrate.

Per citarne alcune: la redazione di Abitare, Segesta, il continuo insediarsi di gallerie d’arte comtemporanea che hanno creato il nucleo di sviluppo concettuale, quell’energia che Lambrate ha materializzato.

Da lì è stato tutto un crescendo con il Fuorisalone e i suoi organizzatori che hanno saputo, attraverso la selezione dei progetti e l’accoglienza di diverse attività imprenditoriali di livello qualitativo, raccoglierli e svilupparli.

L’anno scorso, per esempio, alla Design Week erano presenti 23 accademie e scuole di tutto il mondo che hanno portato proprio qui i loro progetti e presentato i loro studenti.

Un aspetto del Fuorisalone e di quello che è ora Lambrate tutt’altro che trascurabile, direi.

LambrateProjects – Lambrate è anche un laboratorio di creatività all’insegna dell’hashtag #lambrate365, un’idea che l’Associazione Made in Lambrate – di cui sei presidente – ha lanciato per portare l’interesse per il quartiere tipico dei giorni del FuoriSalone anche… sul resto del calendario.

Cosa ci puoi dire di questa sfida?  

Mariano Pichler – Made in Lambrate continua la sua attività di sensibilizzazione nel quartiere anche in sintonia con un insieme di altre associazioni che si sono aggregate sotto il nome di ViviLambrate, questo allargamento dei rapporti e degli obiettivi ha sicuramente elevato l’attività concreta di Made in Lambrate.

Quanto alla sfida, ovviamente non ci fermiamo e siamo in continuo movimento.

Sul piatto ci sono due importanti progetti territoriali: la ristrutturazione – che è in corso – di Piazza Rimembranze di Lambrate e lo scalo di Lambrate che rientra nel progetto più ampio del Comune di valorizzare gli scali ferroviari.

Made in Lambrate cercherà, in questo caso, di proporre la sua visione con obiettivi che vanno dal verde pubblico alle attività produttive e commerciali, e all’importanza della condivisione degli spazi pubblici.

Tutto questo per far sì che lo Scalo entri a far parte della cerchia del quartiere.

Fuorisalone VenturaLambrate: intervista a Mariano Pichler
Photo Credits: Made in Lambrate

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